Giù dai monti: si chiude la stagione degli alpeggi

Il 29 settembre, giorno in cui si festeggia San Michele, è la data in cui tradizionalmente si chiude la stagione di alpeggio.

Settembre, andiamo. È tempo di migrare

Per quanto sia stato odioso impararle a memoria, ci sono delle poesie che, anche solo a frammenti, rimangono impresse per tutta la vita. Come quella che Gabriele D’Annunzio scrisse per descrivere la calata dei greggi dall’Appennino verso l’Adriatico, in terra d’Abruzzo. Il suo primo verso “Settembre, andiamo. È tempo di migrare” ne è un illustre esempio, scolpito nella materia grigia di tutti coloro che hanno avuto a che fare con i banchi di scuola del Bel Paese.

Settembre

 Settembre e la poesia

Settembre
Transumanza

Messa temporaneamente da parte l’ansia di doverli imparare, lo scolaro che li leggeva veniva proiettato con l’immaginazione in quei luoghi, con quella gente, in quella natura incontaminata. E, soprattutto, lontano dai ritmi implacabili della scuola. Leggere “Pastori d’Abruzzo” e pensare ai margari che a settembre chiudono gli alpeggi per ritornare in pianura conferma la valenza universale della poesia. Una poesia scritta per descrivere un’usanza del Centro Italia, trasmette le stesse emozioni pensando agli allevatori subalpini. Ovunque la si pratichi, infatti, la transumanza segna implacabilmente lo scorrere del tempo e l’evolversi dei sentimenti che questo porta con sé.

Settembre, San Michele. Rientro a valle delle mandrie

Il mese di settembre predispone l’animo alla rassegnazione, con la natura che procede per inerzia in attesa del freddo e della nebbia offrendo (non sempre) l’ultimo appello per un’eventuale fugace vacanza. Poi non se ne parla più per un pezzo. Sebbene l’estate non sia stata propriamente una vacanza, anche per gli allevatori è così: il 29 settembre, giorno in cui si festeggia San Michele, è la data in cui tradizionalmente si chiude la stagione di alpeggio. Da quel momento la quotidianità si appiattisce (come la pianura) ritrovando un po’ di ottimismo pensando alle imminenti fiere d’autunno, che aiuteranno a sollevare gli spiriti (e pure i calici).

Settembre, giù dai monti.

Che sia in salita o che sia in discesa, il trasferimento ha sempre la sua scenografia: le vacche con il campanaccio, i cani che le scortano disordinatamente, qualche vitellino che rimane indietro e l’allevatore, con amici e familiari che tengono compatto il gruppo a suon di fischi e di fonemi apparentemente incomprensibili, ma di indiscussa efficacia. SettembreLa scena è sempre quella: l’unica cosa che cambia è ciò che prova lo spettatore, a seconda che gli animali dirigano verso monte o verso valle, quasi a condividere i sentimenti di chi li conduce. Anche le manifestazioni folcloristiche che vengono organizzate per richiamare le usanze dei margari hanno un sapore diverso. Sono tutte coinvolgenti, ma quella che celebra il rientro sa sempre di premio di consolazione.

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