Oggi è il Burger Day!

Pubblicato il %s

Oggi è il Burger Day, la giornata dell’hamburger.

Nel giorno in cui si celebra la polpetta di carne che ha unito le cucine dei quattro continenti, riproponiamo una puntata della rubrica “La battuta della settimana” curata da Coalvi nel 2015 in cui si parla proprio di questa apprezzatissima preparazione.

 

L’hamburger: il sogno americano

 

Gli americani sono famosi per inventare e diffondere prodotti dei quali diventano poi loro stessi censori. Pensiamo al tabacco, che, dopo aver invaso il mondo, oggi nella sua terra di origine è al centro di una guerra spietata, al limite del fanatismo. Su un piano meno drammatico pensiamo anche alle gomme da masticare, e si faccia avanti chi non se l’è mai trovata sotto la suola di una scarpa a segnare il passo col suo schiocco appiccicoso.

 

Ben diversa è la posizione dell’hamburger, di cui gli americani non sono gli inventori ma sono stati, e sono tuttora, grandi cultori e che non è oggetto di censura, anche perché sarebbe da censurare piuttosto il modo in cui viene consumato, tra salse, fritti, sale e spezie.

 

Il suo nome pare derivi dal porto di Amburgo, dal quale partivano gli emigranti tedeschi, in cerca di fortuna oltre oceano. A loro sembra debba essere attribuito il merito di aver portato in America l’usanza di consumare la polpetta di carne, incontrando un mercato recettivo e capace di dare fascino a un prodotto che, senza il vestito a stelle e strisce, sarebbe rimasto un umile esponente della cucina più povera. Dalla fine dell’ottocento a oggi l’hamburger ha invaso il mondo, più o meno come la pizza, vincendo persino lo sciovinismo dei francesi, nella cui patria è riuscito a entrare, sebbene a condizioni doganali che gli hanno fatto perdere la forma e il nome. In terra gallica non lo fanno rotondo e lo chiamano “steak-hachè” (che letteralmente significa bistecca macinata).

 

Cosa che non sono riusciti a fare con la pizza, che ha varcato le alpi mantenendo la sua forma e il suo nome. Unica personalizzazione nazionale è l’accento sulla “a”, ma lo possiamo concedere, anzi: è un accento sulla differenza tra quella fatta da noi, con la mozzarella (senza accento sulla “a”) e quella fatta da loro con un formaggio dozzinale grattugiato. Pardon! Tagliato à julienne.