Anche il “Corriere della Sera” parla di noi

Pubblicato il %s

In un’intervista pubblicata sul Corriere della Sera del 24 maggio 2020 Giorgio Marega, direttore del Consorzio di Tutela della Razza Piemontese, racconta come la carne del Fassone di Razza Piemontese sia uscita dal periodo di lockdown con numeri stabili, confermando che la qualità e soprattutto la garanzia di origine continuano a rappresentare i pilastri sui cui si basa la scelta del consumatore, in particolare nei momenti di incertezza.

 

Il Consorzio di Tutela della Razza Piemontese conta 1.400 allevamenti associati dai quali escono ogni anno circa 20.000 capi scortati dalla certificazione di origine, diretti ai 70 stabilimenti, tra macelli e laboratori di sezionamento accreditati, per approdare poi con la carne in 260 punti vendita a marchio Coalvi. È una filiera ai cui estremi si trovano aziende a gestione familiare, dalla cascina in cui si allevano gli animali alla macelleria in cui si vendono le carni; questo garantisce, da un lato, la crescita dei bovini in un ambiente curato e seguito “dall’occhio del padrone” e dall’altro una lavorazione della carne molto attenta e un grande rispetto verso le esigenze del consumatore finale.

 

Nei mesi di chiusura delle scuole e delle fabbriche la filiera certificata dal Consorzio ha perso drasticamente il canale delle mense e della ristorazione e ha visto contrarsi quello della grande distribuzione ma i numeri nel complesso non sono cambiati (e al più sono leggermente saliti) grazie all’impennata che le macellerie Coalvi hanno registrato nelle vendite. I consumi si sono spostati dalla ristorazione collettiva a quella privata, tra le mura domestiche, riscoprendo dei tagli sinora un po’ trascurati perché un po’ più lunghi da cucinare, ma che, con l’intera giornata a disposizione per seguirne la cottura, hanno ritrovato il loro posto sulle nostre tavole.

 

Marega conclude rispondendo a un paio di domande tendenziose sul fatto che la carne rossa sia dannosa alla salute e che la sua produzione sia dannosa all’ecosistema. Per la prima chiama in causa la scienza che, all’esito di oltre 2.000 analisi chimiche condotte sulla carne del Fassone di Razza Piemontese, ne ha decretato la superiorità confermando che a dosi di 300 grammi alla settimana assicura un apporto prezioso di elementi nutritivi. Per la seconda sottolinea come l’allevamento della Piemontese sia lontano dal concetto di intensivo e che Coalvi è un esempio concreto di filiera corta, con bovini distribuiti sul territorio in tante piccole realtà a conduzione diretta, capaci di sfruttare in modo sostenibile le risorse foraggere locali, comprese quelle di alta montagna, dove si pratica l’alpeggio.

 

Clicca qui per leggere l’intervista completa.