Obesità virale

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Io resto a casa: bella trovata di marketing politico per dare il nome a un provvedimento che, per chi non ha vissuto il coprifuoco del periodo bellico, non ha precedenti.

 

Mediando tra ciò che impone lo Stato e ciò che suggerisce una coscienza civica che pare ora destarsi da 70 anni di narcocrazia, ci rassegniamo all’esilio tra le mura domestiche.

 

Abbiamo dei precedenti illustri che hanno chiuso la propria carriera al confino, se questo può consolarci. Ma un conto è avere a disposizione un’isola, un conto è vivere in un alloggio con 25 metri quadri di superficie a testa, metà dei quali di uso comune.

 

Chi abita in campagna per lo meno può sfogarsi nell’orto e porre le basi per un’estate all’insegna di una genuina biodiversità.

Chi sta in città, portato a termine il suo deprimente telelavoro tra video-riunioni dall’audio tremulo e tentativi di trasferte su una rete Internet sovraffollata, si rifugia nella lettura con gli occhi già stressati dall’abuso di computer.

 

Il pranzo, che fino a ieri era ridotto a uno spuntino al bar, e la cena, ora forzatamente a casa anche nel fine settimana, riavvicinano l’utenza ai fornelli domestici e, soprattutto, a ciò che ne deriva. Si mangia di più ma soprattutto ci si può scoprire capaci di cucinare l’arrosto, il bollito, la rolata, il polpettone, l’osso buco, il brasato, le rolatine. Tutte quelle cose che richiedono una cottura di per sé semplicissima, ma che deve essere assistita per tempi un po’ lunghi. Tempi che, ai ritmi a cui eravamo abituati, non abbiamo mai avuto, e torneremo a non averli, ma che in questa parentesi abbiamo in esubero. La puntata in cucina a girare l’arrosto surroga la pausa caffè dell’ufficio mentre il gatto che passeggia sulla tastiera sopperisce allo scambio di battute coi colleghi.

 

Ma la profilassi sanitaria attraverso l’obbligo di dimora nasconde una minaccia: la pausa pranzo si allunga, la cena si allarga e in mezzo si infilano gli spuntini rompi-noia fertilizzando il germoglio maligno del sovrappeso. Teniamolo a bada, per lo meno, scegliendo una carne con poco grasso.

 

Conclusione scontata: scegliamo quella di Fassone di Razza Piemontese certificata dal Coalvi. Tenerezza appagante con una quantità di grasso che fa ridere i polli, che però, in quanto a grasso, hanno ben poco da ridere.