Vacanze: una montagna da riscoprire

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Quando il discorso langue, in ascensore come al telefono, da luglio a settembre l’argomento “vacanze” è l’approdo sicuro per dissolvere l’inquietante cappa di silenzio che rischia di accompagnarci fino al commiato.

 

Da ottobre a novembre viene in soccorso il clima, facile preda su cui avventarsi rimpiangendo i tempi in cui non c’erano solo due stagioni. Giunti a dicembre il Natale monopolizza qualsiasi discussione, vedendo gli stessi utenti dell’ascensore equamente schierati tra estimatori e detrattori, ma tutti politicamente inclini a riconoscere la validità delle reciproche posizioni.

 

Quest’anno l’orchestra suona una musica più discreta e il discorso sulle vacanze estive si attesta sul rassegnato minimalismo di chi ammette di non aver pianificato il consueto viaggio esotico, pensando di trascorrere il periodo di ferie in montagna, in quella casa acquistata dai genitori negli anni in cui sciare era “in” e la mondanità del dopo sci pareva irrinunciabile.

 

La montagna, rispetto al mare, offre opportunità di distanziamento sociale molto più ampie, con spazi ben più ariosi di una striscia di sabbia permeata di umanità. Abbandonati i sentieri, e gli altri viandanti con cui è inevitabile condividerlo, una roccia o un lembo di pascolo su cui fermarsi a contemplare il paesaggio in beata solitudine è sempre disponibile.

 

Derubricare una vacanza in funzione della vicinanza a casa o del profilo meno esclusivo è come negare fiducia a un prodotto che costa di meno, ritenendo che debba essere necessariamente di scarsa qualità. La vacanza è tale quando permette al corpo e alla mente di assentarsi dalla quotidianità e dal relativo logorìo; la sua efficacia è dunque da valutare in relazione al ristoro che riesce a fornire e non necessariamente all’impegno economico richiesto per potersela concedere.

 

Questa primavera eravamo talmente concentrati sul presente da non pensare che le ferie estive sarebbero arrivate e i pochi che ci pensavano le vedevano come un lusso che quest’anno non avremmo potuto concederci. Invece sono arrivate e le montagne si apprestano ad accogliere un turismo nuovo, inizialmente poco convinto, forse, ma che saprà apprezzare un modo diverso di passare il tempo.

 

Sarà l’occasione per avvicinarsi a coloro che in montagna vivono e lavorano, come i nostri allevatori che portano le mandrie di Fassone di Razza Piemontese a pascolare negli alpeggi di alta quota. Se ci chiederemo come un ambiente così vasto possa mantenersi intatto nel tempo, la risposta la troveremo in quelle persone e nei bovini che allevano, giardinieri senza stipendio di un parco a ingresso libero a due passi da casa, che solo ora scopriamo di non conoscere abbastanza.

 

Anche noi andiamo in vacanza, e anche noi andremo in montagna a trovare i nostri allevatori: arrivederci a settembre su queste pagine.