Razza Piemontese, dalle stalle alle stelle (della TV)

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Anche l’edizione del TG1 delle 20:00 andato in onda martedì 22 marzo ha avuto come tema centrale il conflitto in corso tra Russia e Ucraina. Non poteva essere altrimenti, data la gravità della situazione.

 

Ma nel corso dell’edizione è stato anche dato spazio a un tema di gravità nettamente inferiore, con cui gli Ucraini farebbero cambio volentieri: la prolungata siccità che attanaglia il Nord Italia e, in particolare, il Piemonte.

 

All’argomento è ormai divenuto sensibile anche chi ha sempre visto la pioggia come discriminante sulla scelta delle scarpe da calzare, e non come componente indispensabile per l’equilibrio ambientale e per le produzioni agricole. Ha ottenuto la dignità di stampa, per parlare in termini accademici, anche se tutti noi preferiremmo una sonora bocciatura assistendovi al riparo di un ombrello sovraccarico di acqua.

 

Il servizio si è avvalso di immagini eloquenti delle montagne intorno al Gran Paradiso, maculate da penosi rimasugli di neve, e di un desolante scorcio sul lago di Ceresole, mai visto a un livello così basso.

 

La troupe è poi scesa a valle e si è fermata nel Canavese, intervistando Tiziana Merlo, socio Coalvi, titolare di un allevamento di Razza Piemontese con annesso spaccio aziendale. Alle parole di Tiziana Merlo hanno fatto sfondo le sue bovine, con dei primi piani degni di personaggi di alto rango.

 

Considerando che il telegiornale delle 20:00 accompagna la cena di 5 milioni di famiglie italiane, al Fassone è stato offerto un bel red carpet su cui sfilare. Non tutti gli spettatori lo avranno riconosciuto e molti non lo avranno nemmeno notato, forse impegnati a masticare un boccone di carne che, non essendo di Fassone di Razza Piemontese, resisteva strenuamente all’assalto dei molari. Ma certamente gli abbonati RAI del Piemonte sono sobbalzati sulla sedia di fronte al più illustre ministro della tradizione agricola locale. Per lo meno quelli che con la campagna hanno, o hanno avuto, un minimo di legame.

 

Da una prospettiva zoo-politica, il fatto di aver ingaggiato il Fassone di Razza Piemontese per rappresentare l’agricoltura della regione da cui ha preso il nome, la dice lunga sul legame che questa Razza ha intessuto col suo territorio, assumendone a pieno titolo l’ambasciata.

 

Per chi, come Coalvi, si occupa della valorizzazione della Razza Piemontese, ritrovarsela in televisione sulla rete nazionale più importante è motivo di grande soddisfazione, pur consapevole di non averne il merito. Il vero merito ce l’hanno gli allevatori, che continuano a credere nel loro lavoro anche quando, in momenti come questo, l’entusiasmo avrebbe motivo di inaridirsi, tanto quanto la terra su cui dovranno seminare il mais.